aggiornato il 08/10/2011 alle 6:30 da

Otto mesi di carcere per il pirata

PUTIGNANO – tribunale_vigiliHa patteggiato la condanna ad  8 mesi di reclusione (pena sospesa) il 21enne putignanese Giuseppe Capobianco accusato di omissione di soccorso per non essersi fermato a prestare aiuto ai due ciclisti che l’11 luglio di un anno fa investì con la sua automobile mentre percorreva la SP 237 per Castellana. L’accordo è stato sottoscritto giovedì mattina durante l’udienza penale davanti al giudice Gaetano Cingari fra il rappresentante della Procura ed il legale rappresentante di Capobianco (l’avvocato Vera Guelfi che difende Capobianco nell’udienza è stato sostituito dall’avv. Marvisa Ferrari). Presente all’udienza anche la parte civile, l’avv. Antonella Manghisi che rappresenta le vittime dell’incidente.
Si chiude così una prima parte del procedimento penale a carico di Capobianco. Scegliendo la via del patteggiamento, il giovane ha ammesso le sue responsabilità per quanto attiene l’imputazione di omissione di soccorso, ma presto sarà chiamato a rispondere davanti al giudice anche per le lesioni gravissime causate nell’investimento al 61enne Onofrio Manghisi e a Piero Clori di 51 anni, entrambi di Castellana Grotte.
I fatti di cui ora si interessa la giustizia penale si riferiscono alla mattina dell’11 luglio 2010. Era una domenica e come d’abitudine i due castellanesi amanti delle due ruote si erano incontrati per una passeggiata su lunga distanza. Alle ore 7,15 di mattina i due si trovavano a circa un chilometro da Putignano, sulla provinciale 237, precisamente all’altezza dell’Icam. All’improvviso la Mercedes ATV guidata da Giuseppe Capobianco sopraggiungeva alle loro spalle colpendoli. Il guidatore non si fermò. A prestare i primi soccorsi fu invece un medico di passaggio, il dott. Matarrese, che chiamò il 118. Apparsero subito gravi le condizioni di Manghisi che all’arrivo dell’ambulanza giaceva in una pozza di sangue e che in ospedale fu sottoposto ad un intervento delicatissimo durato 6 ore. Clori fu invece subito dimesso, il referto parlava di lievi ferite alla mano e contusioni varie.
L’automobilista pirata fu identificato solo alcune ore dopo l’incidente, nel pomeriggio di domenica, quando si presentò accompagnato dal padre presso gli uffici della Polizia Municipale.
Mentre si apriva il doppio procedimento penale proseguiva il calvario fisico di Onofrio Manghisi che in un anno è stato sottoposto a ben 3 interventi e solo da pochi mesi – ci riferisce l’avv. Antonella Manghisi, difensore di parte e figlia della vittima – ha ricominciato a camminare. “Una perizia medico legale ha riscontrato un handicap permanente – riferisce l’avvocato – da quella mattina mio padre non è più l’uomo energico di una volta”.

© Riproduzione riservata 08 Ottobre 2011