aggiornato il 14/01/2012 alle 10:00 da

Omicidio Riotino, Antonio resta in carcere sorvegliato a vista

PUTIGNANO – antonio_giannandrea_colUn ragazzo che dimostra meno dei suoi 18 anni, lucido e al contempo corroso dal rimorso per quel che ha fatto e che non riesce a spiegare nemmeno a sè stesso. E’ questo il ritratto che di Antonio Giannandrea fa l’avv. Renato  Bucci che si occupa della sua difesa con il collega Renano Melloni.

Lunedì mattina il Giudice delle Indagini Preliminari, Marco Guida, ha convalidato il fermo di Giannandrea che nella stessa sede ha confermato la confessione resa ai carabinieri della Compagnia di Gioia del Colle nella lunga notte dell’interrovatorio. Sulla motivazione resta il buio, un raptus dal quale si sarebbe svegliato solo pochi attimi dopo, con il corpo ormai senza vita della sua fidanzata fra le braccia. Non sa spiegare, Antonio nemmeno quel coltello preso da casa. Altro momento di buio senza un perché. Inspiegabili sono pure i messaggi inviati tramite Facebook dal profilo “anonimo” ad Antonella, uno dei quali di minaccia esplicita e gli altri dal contenuto comunque malevolo. Messaggi partiti anche prima che i due si fidanzassero e quindi inspiegabili considerando che poi Antonio ha accettato il corteggiamento della ragazza e con lei ha avviato una relazione senza che abbia mai avuto il desiderio di troncarla. Anche quella maledetta sera, ha spiegato Giannandrea davanti al Gip, tutto era tranquillo. Una passeggiata mano nella mano, qualche tenerezza. Nulla che potesse far prevedere l’azione violenza e brutale finita con la morte di Antonella. La conferma di ciò arriva anche da un testimone che pochi minuti prima dell’ora presunta della morte, verso le ore 22 ha dichiarato di aver visto i due ragazzi baciarsi nella piazzetta vicino all’ospedale, a poche centinaia di metri quindi dal luogo del ritrovamento.

E’ quella della doppia personalità l’ipotesi che prende piede in sede difensiva. I legali hanno infatti depositato al Gip una richiesta di perizia psichiatrica da effettuare in sede di incidente probatorio. La richiesta è stata notificata anche al Procuratore della Repubblica, Gianna Nanna, che rappresenta la pubblica accusa. Entro oggi dovrebbe arrivare il responso del giudice Guida.

Il giudice dovrà esprimersi anche sulla richiesta di conferma dello stato di isolamento e sorveglianza a vista chiesta dai legali di Giannandrea “per proteggerlo da eventuali atti autolesionisti in quanto il ragazzo sembra non aver ancora compreso pienamente dal punto di vista emotivo quanto avvenuto e le conseguenze che ciò comporterrà, – ci spiega il legale avv. Renato Bucci – e per tutelarlo dal possibile brutale impatto con la vita carceraria”. Già da giovedì però, Giannandrea seppur continui a soggiornare in una cella singola, è stato parzialmente integrato in alcune fasi della vita comune in carcere, ma resta la sorveglianza a vista.

I genitori hanno già avuto l’autorizzazione del giudice, e presto potranno far visita al ragazzo in carcere. Genitori che, composti nel dolore e nello strazio della situazione in cui si trovano, non hanno abbandonato Antonio ma continuano a cercare una motivazione.

Ai suoi legali, Antonio Giannandrea è apparso “lucido, ben educato, discreto, corroso dal rimorso ma ancora non completamente consapevole di quanto avvenuto perché non riesce a darsi una spiegazione”.  All’indomani del delitto, in paese e fra amici e conoscenti, erano circolate numerose e spesso fantasiose ipotesi. Si era parlato di un rapporto morboso dal qualche Antonio voleva ma non riusciva a liberarsi. “Ha negato tutto ciò – ci dice l’avv. Bucci – non voleva lasciarla, ha detto che il loro era un rapporto sereno ma che se avesse voluto avrebbe potuto troncare la relazione senza problemi”. Al contempo restano quei messaggini tramite Facebook inviati persino prima che la loro relazione avesse inizio. Messaggi che Antonio non sa spiegare.

Il giovane ha anche negato che ci fosse stato un litigio quella sera, nulla lasciava ipotizzare quindi quanto poi avvenuto. “Il loro era un rapporto nato da un’amicizia e poi cresciuto fino a sentirsi fidanzati, un rapporto ingenuo”, spiegano ancora i legali.

Anche per gli amici e per chi lo conosceva, Antonio Giannandrea appariva come una persona “innocua, che non avrebbe fatto male ad una mosca”. Alcuni anni fa aveva frequentato una palestra di karate ma poi aveva abbandonato quello sport perché “durante i combattimenti era timoroso, aveva paura del contatto fisico”, ci riferisce l’ex allenatore.

Cosa sia scattato nella mente di un ragazzo apparentemente normale è tutto da spiegare. Una risposta, forse, arrivarà dalla perizia psichiatrica se il giudice la concederà. Intanto si resta in attesa degli esiti dell’autopsia eseguita sul cadavere di Antonella Riotino. Il medico legale, dott. Divella, ha 30 giorni di tempo per depositarli ma da indiscrezioni trapelate e finite sulla stampa regionale pare che il decesso sia stato causato dal colpo alla testa e non dalle ferite inferte con il coltello. La posizione di Antonio però non cambia, dovrà rispondere di omidicio volontario premeditato.

© Riproduzione riservata 14 Gennaio 2012