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Frammenti d’Est, mostra e concerto

PUTIGNANO – frammenti_destIl 31 ottobre prossimo si inaugura presso l’ex Macello Comunale di Putignano la mostra “Frammenti d’Est – Immagini, sguardi e parole dai Balcani”. Foto e video a cura di Francesca Sbiroli e Mauro D’Aprile. L’inaugurazione è prevista alle 18,30 con il reading di poesie “Versi dai Balcani”, a cura di Francesca Sbiroli e Gianni Pinto. La mostra sarà aperta fino a domenica 13 novembre ed è visitabile tutti i giorni dalle 18,30 alle 20,30.

Il 4 novembre, in assonanza con le tematiche della mostra, il cinema Margherita alle 20,30 ospita il concerto di musica balcanica dei “Zuf de Zur”, costo del biglietto 5 euro. L’intero programma “Frammenti d’Est” è presentato dal’associazione Artistico Musicale Carl Orff con il sostegno e il Patrocinio della Comunità Europea, Regione Puglia, del Comune di Putignano Amministrazione Comunale – Assessorato alla Cultura e con la collaborazione di I Make Il Macello della Kultura e delle Emozioni. È il maestro Vito Amatulli, presidente Carl Orff, a spiegare: “Frammenti d’Est fa parte di un progetto del Comune di Putignano denominato ‘Cantiere aperto …. Il Teatro’ e ha l’obbiettivo di far convogliare tutte le energie creative di Putignano verso il grande evento che sarà la rinascita futura del Teatro Comunale”.

Di seguito alcuni stralci di riflessione.   

Chi passa la notte sveglio nel letto a Sarajevo, può udire le voci della sua oscurità. Pesantemente e inesorabilmente batte l’ora sulla cattedrale cattolica: due dopo la mezzanotte. Passa più di un minuto (esattamente, ho contato, settantacinque secondi) e solo allora si annuncia, con un suono più debole, ma acuto l’orologio della chiesa ortodossa che batte anch’essa le sue due ore. Poco dopo si avverte con suono rauco e lontano la Torre dell’orologio della Moschea del bey, che batte le undici, undici ore degli spiriti turchi, in base ad uno strano calcolo di mondi lontani e stranieri. Gli ebrei non hanno un loro orologio che batte le ore, il dio malvagio è l’unico a sapere che ore sono in quel momento da loro, quante in base al calcolo seferdita, quante secondo il calcolo degli askenazi. Così anche di notte, mentre tutto dorme, nel conto delle ore vuote del tempo veglia la differenza che divide questa gente assopita che da desta gioisce e soffre, che si nutre o digiuna in base a quattro diversi calendari, ostili fra loro, e che rivolge tutte le sue preghiere allo stesso cielo in quattro diverse lingue ecclesiali.” Ivo Andric’

“Sono passati quindici anni dai giorni neri degli anni novanta che hanno visto bruciare quella terra, crogiolo di popoli e religioni. La Bosnia Herzegovina più colpita tra Sarajevo, Sebrenica e Mostar prima e la Serbia con gli indimenticabili episodi di Belgrado e Kraguevac dopo. Oggi si respira un’aria apparentemente dolce e fraterna che nasconde un underground ancora ricco di risentimento, passioni contrastanti e un filo nero di odio latente. Camminando tra le strade di Mostar molte case sono segnate da granate in ricordo di una guerra trascorsa. Ma la gente vive, fa crescere i suoi figli, vuole dimenticare per sempre l’odio fraticida che li ha trafitti e logorati. Il tristemente famoso ponte di Mostar è stato ricostruito, il territorio sembra rifiorire, l’acqua riprendere a scorrere, molte abitazioni sono state ristrutturate, i volti splendono di nuova luce, la speranza riaffiora negli sguardi.” Francesca Sbiroli

“In questo giorno

si parla di voi romani,

che ci avete detto chiaramente

che la verità esce dalla bocca dei bambini.

Mi ricordo,

eravamo studenti con solo 30 lettere

e dieci numeri.

La lezione era pubblica, nella mensa dello studente,

parlava di lotta per la libertà,

di confini e di sangue,

di bandiera,

e mi hai detto:

al di sopra di tutto nello stato c’è la costituzione.

poi un ragazzo ha chiesto:

e chi è?” Enes Halilovic’

© Riproduzione riservata 25 Ottobre 2011