aggiornato il 20/03/2012 alle 14:54 da

Una scuola in Sud Africa

TURI – P1000707Una scuola per i ragazzi di Bambarì nella Repubblica Centrafricana, è il progetto che l’associazione Umanità Solidale Glocal sta portando avanti con l’aiuto dei cittadini turesi. Dal primo dicembre scorso sono cominciate le lezioni presso le due aule ristrutturate a Bambarì con le offerte donate dalla comunità turese. Nelle scorse settimane una delegata dell’associazione Umanità Solidale Glocal, l’insegnante Maria Pia Lenato, si è recata a Bambarì per vedere lo stato dei lavori. “Appena sono arrivata nella capitale Bangui – racconta Maria Pia – sono stata accolta dai membri del movimento dei Focolari di cui faccio parte. Sapevo di trovare delle condizioni di vita disagiate perché ho fatto diversi viaggi nei paesi sottosviluppati, ma quello che ho visto a Bangui e a Bambarì è stato davvero ‘toccante’. La popolazione vive in condizioni estrema povertà e ciò che fa più male è sapere che il territorio centrafricano è ricco sia di foreste che di minerali nel sottosuolo, ma nulla di tutto ciò finisce nelle mani della popolazione. Il territorio è depredato dall’interno, da governi che sono solo apparentemente democratici e dall’esterno, da multinazionali o da stati europei come la Francia che, una volta concessa la libertà, ha mantenuto dei diritti di proprietà su tutto quello che c’è nel sottosuolo. Vivere in quelle condizioni di vita e avere la forza di andare avanti non è facile, tutto ciò testimonia come il popolo centrafricano sia un popolo fiero e dignitoso. La popolazione è molto cordiale, tutti si fermavano a chiacchierare e scambiare un sorriso. La cosa che mi ha colpito è che, nonostante l’estrema povertà, non ci siano barboni o bambini mendicanti per le strade come, invece, ho visto in India. Dopo una settimana passata nella capitale, con don Firmino ho affrontato un viaggio durato sette ore per giungere a Bambarì. Qui ho potuto vedere le due aule che sono state ristrutturale e che sono frequentate rispettivamente da 9 e 11 alunni. Le due classi denominate sixième, cinquième, corrispondono alla seconda e terza media italiana perché la scuola elementare, secondo il modello francese, dura sei anni ed è poi seguita dal college e dal liceo. Il nostro intento è di costruire, un passo per volta, una struttura per l’insegnamento secondario che consenta di formare la nuova classe dirigente. E’ fondamentale investire sull’istruzione se si vuole rendere l’Africa un paese libero. Attualmente la situazione nell’ambito dell’istruzione è disastrosa. Le scuole pubbliche sono gratuite, ma ci sono classi con circa 100 alunni e si capisce bene come non si possa fare lezione in quelle condizioni. I ragazzi finiscono con il passare il loro tempo all’aperto a giocare a pallone, invece, di stare in classe ad apprendere. Durante la mia permanenza a Bambarì ho avuto modo di incontrare gli insegnanti e i genitori degli alunni che frequentano le due classi che abbiamo creato e ho spiegato loro gli obiettivi di scambio culturale e solidarietà che la nostra associazione promuove. Tutti si sono mostrati entusiasti e hanno deciso di entrare a far parte dell’associazione rendendola così realmente ‘internazionale’. Il momento più interessante è stato quello dell’incontro con i ragazzi che hanno espresso il desiderio di imparare la lingua italiana oltre a quello di entrare in contatto con gli studenti turesi. Prima di partire, infatti, mi hanno dato delle lettere indirizzate ai ragazzi turesi. Con i primi 4mila euro che abbiamo raccolto, abbiamo restaurato due aule e realizzato dei locali da adibire a segreteria, ma c’è da fare ancora molto. Mancano i libri, cartine geografiche e tutto il materiale didattico. Ora invieremo altri 7mila euro che abbiamo in cassa e la diocesi si è impegnata a ristrutturare, entro quest’anno, altre due o tre aule in modo tale che si possa aggiungere un’altra classe e si possano realizzare una biblioteca e uno studio per i ragazzi che ora sono costretti a studiare all’aperto, sotto gli alberi. Per continuare il nostro progetto, però, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Io penso che l’impegno, la costanza, il credere fermamente in ideali di solidarietà concreta, non deludano mai”.

© Riproduzione riservata 20 Marzo 2012

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