aggiornato il 13/07/2010 alle 17:03 da

La Coldiretti al porto di Bari

TURI – Cinquantamila coltivatori e allevatori della Coldiretti hanno assediato i valichi di frontiera e i principali porti per difendere il Made in Italy a tavola dagli inganni e dalle contraffazioni che costano all’agroalimentare nazionale 60 miliardi di euro, persi tra Italia e estero. Alcuni soci dell’associazione di categoria turese ha partecipato anche all’assalto al porto di Bari dove i coltivatori sono andati all’arrembaggio (simbolico ovviamente) di due navi che trasportavano 27 milioni di chili di grano extracomunitario destinato a produrre pasta italiana mentre ad Ancona i coltivatori esterrefatti hanno visto sbarcare addirittura venti tonnellate di pasta “italiana” fatti in Grecia da una famosa marca oltre a pesche sciroppate col nome di una famosa città campana, olio d’oliva ellenico diretto in Toscana, aceto di vino in viaggio per Modena.
L’obiettivo della Coldiretti è quello di sostenere in Parlamento l’approvazione del disegno di legge sull’etichettatura obbligatoria di origine degli alimenti che al Senato è già stato ampiamente condiviso sia in commissione Agricoltura che in Aula. Un segnale incoraggiante è appena arrivato dal Parlamento Europeo che, sotto il pressing della Coldiretti, ha votato finalmente a favore dell’obbligo di indicare il luogo di origine/provenienza per carne, ortofrutticoli freschi e appunto prodotti lattiero caseari.
Per l’Italia significa anche valorizzare il vero Made in Italy in una situazione in cui negli ultimi anni con la mobilitazione a favore della trasparenza dell’informazione, la Coldiretti è riuscita a ottenere l’obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele latte fresco, pollo, passata di pomodoro, extravergine di oliva ma ancora molto resta da fare con l’etichetta che è anonima per circa la metà della spesa: dai formaggi ai salumi, dalla pasta ai succhi di frutta.

© Riproduzione riservata 13 Luglio 2010

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