aggiornato il 16/09/2013 alle 15:45 da

Rovista nel cassonetto a caccia di abiti “nuovi”

rovista nel cassonettoTURI – La bicicletta era rossa. Con le due ruote zebrate. Un po’ di vernice bianca per dare un tocco di colore. O forse per lasciare intendere una fede juventina. La cassetta, una di quelle utilizzate per la raccolta delle ciliegie, era verde. Un verde scuro. Fissata alla bici con del filo di ferro. Non proprio stabile. Ma quanto basta per non far cadere il “bottino”. La busta era nera, di quelle comunemente utilizzate per la spazzatura. Quelle in plastica dura, capaci di contenere chissà quanti rifiuti. In questa nostra storia, però, i rifiuti diventano risorsa. Diventano sostentamento. Abbiamo provato ad avvicinare i due ragazzi che stavano riempiendo quella busta di abiti usati. Quelli che tanti cittadini turesi avevano depositato in uno dei dieci cassonetti dislocati sul territorio e gestiti dalla Catucci Ecologia. Non hanno voluto parlare. Hanno fatto finta di non sentire, di non capire. Hanno fatto finta di niente. Si sono girati e sono andati via. Abbiamo insistito. Sono scappati. A bordo della bici un bambino minuto. Maglietta celeste e cappellino rosso. Procedeva con fatica lungo la salita di via Pietro Carenza, verso via Conversano. A pochi metri da lui un ragazzo a piedi. Più grande. Magro anche lui, carnagione scura, una maglietta nera e in mano un bastone con un uncino in punta. Quel bastone che era stata la sua “arma” pochi minuti prima. Quando si era arrampicato su uno di quei cassonetti di colore giallo e, a fatica, aveva estratto numerose buste. Le passava al bambino che le depositava con ordine tra lo stesso cassonetto e quello della raccolta della carta. L’operazione è durata quasi mezz’ora. Quando non c’era più nulla da prendere. O non si riusciva a prendere più nulla, il ragazzo è sceso. Ed è cominciata la seconda fase, quella della selezione. Ciò che poteva tornare utile veniva deposto nel grosso sacco nero, ilresto in un’altra busta, poi inserita nuovamente nel cassonetto. E’ un’immagine del disagio che vivono alcuni dei nostri immigrati, e non solo loro. Tanti sono i nostri concittadini che versano in stato di indigenza. Alcuni si rivolgono al Comune per ottenere contributi utili al loro sostentamento. Ma l’amministrazione non ha tanti soldi a disposizione. Tanti altri versano in stato di povertà, ma per pudore e per dignità non chiedono aiuto a nessuno. Soffrono in silenzio. Magari con una bicicletta rossa, con dei segni bianchi sulle ruote e una cassetta verde a rimorchio. I colori di quell’Italia che per loro rappresenta Il Sogno.

© Riproduzione riservata 16 Settembre 2013

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